giovedì 11 maggio 2017
16:00

Calcio-Miracoli: Una coppa anche per i più deboli

di Jacopo Ramponi e Filippo Bergamini per #tuttoilcalcioblog

Torna la nostra rubrica di storie con un'altra puntata avvincente. 

Asian Football Confederation (AFC), la federazione calcistica del continente più grande del pianeta terra: L’Asia. Un continente che copre ben cinque meridiani terrestri, nel quale abita più della metà della popolazione mondiale, per un totale di 47 nazionali di calcio iscritte alla federazione continentale. Il membro più forte è l’Iran alla 28esima posizione del ranking FIFA mondiale (la Turchia è 22esima ma è passata sotto la UEFA), mentre il più debole è lo Sri Lanka 197esimo.

Ad ogni federazione calcistica corrisponde una coppa continentale,
come per la UEFA ci sono gli europei, per l’AFC c’è la coppa d’asia. Su quest’ultima le storie da narrare si sprecano, il Giappone è la squadra che ha sollevato più coppe, ben quattro, altre tre a testa per Iran e Arabia Saudita. Le “piccole” che hanno trovato spazio sulla cima del podio sono state poche, una volta il Kuwait e una addirittura l’Australia, che nel 2006 è passata dall’OFC dell’Oceania all’AFC.

Osservando l’albo d’oro ci si accorge che non c’è mai stato spazio per delle cenerentole, Davide non ha mai vinto contro Golia. Ad averlo notato per prime sono state le alte sfere della palla rotonda
Asiatica nel 2006, che decisero di inventare qualcosa per provare ad invertire la tendenza. Il loro obiettivo non era di andare a caccia di miracoli calcistici o storie strappalacrime, ma bensì di promuovere la nazionali piccole in modo da farle crescere fino a farle competere un giorno con le grandi.

Nasce così nel 2006 la AFC Nations Cup, la competizione continentale alla quale per parteciparvi basta occupare i gradini più bassi del ranking. La bellezza di questa idea sta nel voler dare una possibilità a chi, di norma, non la potrebbe mai avere. La squadra che alza la coppa guadagna inoltre l’accesso diretto alla coppa d’Asia principale, il che è un grandissimo incentivo allo sviluppo, dal momento che in questo modo si arriverebbe a trovare sicuramente una cenerentola che prenderà parte al gran ballo finale.

La prima edizione della AFC Nations Cup è stata giocata nel 2006 in Bangladesh. Il format era di quattro gironi di quattro squadre, con quarti, semifinale e finale. In questa edizione le squadre più in basso nel ranking a partecipare erano Bhutan, Nepal, Palestina, Guam e Macao, è facile che alcuni di questi non li abbiate nemmeno ma i sentiti nominare. Tra le belle favole di questa prima “coppa per i più deboli” ci sono la vittoria dei rispettivi gironi da parte di Palestina e Sri Lanka (cingalesi vincitori anche del premio fair play). Alla fine la coppa è stata sollevata dal Tagikistan che, non sappiamo perché, ha rinunciato al suo posto di diritto in coppa d’Asia del 2007.

Le due edizioni seguenti della AFC Nations Cup (2008 e 2010) hanno visto salire sulla cima del podio India e Corea Del Nord, i quali invece hanno accettato l’invito, eccome. La prima ha chiuso il girone a zero punti e con ben tre gol fatti, mentre la seconda ha addirittura ottenuto un punto contro gli Emirati Arabi. Insomma, non hanno concluso più di tanto sul campo, ma hanno guadagnato posizioni nel ranking e, soprattutto, molta gente è corsa alla tv per seguire la propria nazionale fare qualcosa di storico. Iniziate a capire la genialità di questa competizione?

Le due edizioni seguenti, Nepal 2012 e Maldive 2014, hanno premiato rispettivamente Corea Del Nord (secondo titolo) e la Palestina. Neanche a dirlo, anche loro hanno accettato la partecipazione alla coppa d’Asia 2015 in Australia. Le due cenerentole hanno ballato poco alla danza dei canguri, uscendo come ultimi dal girone, dov’è il miracolo? I riflettori dei due piccoli paesi si sono portati sulla palla rotonda, cosa non da poco in nazioni in cui il calcio è ben lontano dall’essere lo sport nazionale. Non
dimentichiamo anche le posizioni guadagnate nel ranking, che oggigiorno sono il guadagno tangibile delle vittorie.

Poco dopo quest’ultima edizione, i dirigenti dell’AFC hanno deciso di allargare le partecipazioni del torneo principale facendolo passare da 16 a 24 squadre, riforma che sarà valida dall’edizione del 2019 negli Emirati Arabi Uniti. Detto questo, le alte sfere hanno deciso anche di eliminare la Nations Cup, visto che l’aumento dei partecipanti è in qualche modo un incentivo alla partecipazione delle piccole squadre. Muore così nel 2016 la AFC Nations Cup, la coppa per i più deboli. Ma non finisce qua.

Subito dopo la chiusura della competizione, le federazioni più piccole si sono mosse per riottenerla. Non hanno tutti i torti, la riforma non assicura al 100% un posto per una piccola in coppa d’Asia, cosa che invece la Nations Cup faceva. Si apre così un dibattito tra dirigenti delle piccole squadre e presidenza della federazione, dopo mesi di discussione si è trovato un compromesso: AFC Solidarity Cup.

Per prendere parte a questa competizione bisogna essere eliminati dalla primissima fase di qualificazione alla coppa d’Asia, quindi alla fine sono sempre quelli più in basso nel ranking a parteciparvi. Il format concede meno partecipanti, da 16 a 9 e, cosa peggiore, non c’è nulla in palio se non l’onore. La prima edizione è stata giocata in Malesia nel 2016, ha vinto il Nepal davanti a Macau, Laos e Brunei. Curiosità: La selezione del Brunei conta tra i suoi membri Faiq Jefri Bolkiah, 18enne che nel Marzo 2016 è stato acquistato dal Leicester City di Ranieri, quindi tecnicamente si può dire che alla Solidarity Cup ha giocato un campione d’Inghilterra.

Cosa ci rimane alla fine della fiera? Quasi il nulla. Il rimpiazzo della Nations Cup fa contenti solo i grandi dirigenti dell’AFC, dal momento che ora non si ha più la presenza certa di una piccola alla coppa d’Asia. Guardiamo il lato positivo, la Solidarity Cup è ufficiale secondo la FIFA, in pratica se vinci delle partite il questa competizione hai la possibilità di guadagnare posizioni nel ranking.

Cerchiamo di non fraintendere, a volte sembra quasi che ciò che conta veramente è fare passi avanti nel ranking, ma non è così. Incentivare le piccole è giusto ma, alla fine, quello che conta veramente è unire la gente di fronte a quello che non a caso è lo sport mondiale: Il calcio.

Jacopo Ramponi




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